Fabio Pagliara intervista
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Tifoso, Sportivo, esempio da seguire e Tacopina tra gli argomenti trattati. Fabio Pagliara si racconta.

La rubrica dei nostri tifosi, continua, perché il reale obbiettivo degli Immatricolati, è quello di ricominciare a sognare, vivere il Catania come un sport agonistico, pieno di competizione, rabbia, lacrime ed emozioni che solo una partita è in grado di regalare.

Il Catania, non è una squadra, ma è figlio di noi tifosi Catanesi, un figlio da accudire, crescere e far maturare.

Purtroppo oggi il ruolo principale dello sport è stato molto accantonato, i giovani non crescono più con l’agonismo e la sana competizione che li dovrebbe motivare a crescere, ma vedono lo sport come una macchina di soldi.

Ma non è per tutti cosi, oggi abbiamo il piacere di avere un racconto speciale, ovvero il Dott. Fabio Pagliara che si racconta, e ci esprime i concetti fondamentali, e ci da una lezione su quelle che sono le sue ideologie legate allo sport.

FABIO PAGLIARA

fabio pagliara intervista catania
Fabio Pagliara racconta i suoi valori per lo sport
Dottor Pagliara la ringraziamo del tempo che ci ha concesso, iniziando con la prima domanda, sui social lei parla dello sport come fosse suo figlio, la mia domanda è qual è la reale interpretazione che lei da allo sport?

Lo sport è tutta la mia vita e credo che mi abbia dato più di quanto io non sia riuscito a restituire.

Ti insegna il rispetto delle regole, la capacità di stare insieme agli altri, aiuta a conoscere i propri limiti, sia fisici che caratteriali.

Lo sport è la chiave di lettura per ogni cosa che ci accade nella vita quotidiana e se ci lasciassimo guidare dalle sue regole faremmo meglio in ogni settore.

Pensate allo spirito di squadra, alla leadership o al fatto che qualsiasi disciplina debba attenersi a regole chiare da rispettare e far rispettare, e applicate tutto questo a una azienda privata o alla pubblica amministrazione.

Sarebbe una rivoluzione del merito, perché a vincere non sarebbe mai il più prepotente, il raccomandato o l’arrogante, ma chi lo merita. 

Conosciamo il Dottor Pagliara come figura professionale e diligente nelle sue funzioni, ma fuori dal lavoro chi è Fabio Pagliara?

Fuori dal lavoro Fabio è… il suo lavoro, insieme agli amici e agli affetti più cari.

Sembra un gioco di parole e potrebbe far pensare a una persona malata di lavoro; in realtà ho la fortuna di occuparmi di quello che mi piace e di farlo condividendo questa passione con persone con le quali mi fa piacere andare a prendere una pizza o confrontarmi sul prossimo progetto, anche fuori dai canonici orari di lavoro.

Basti pensare che mio figlio ha scelto di occuparsi di sport, dopo un duro percorso formativo all’estero, e mi ha dato la gioia di immaginare insieme alcuni di questi progetti legati alla pratica sportiva e a quello che vi ruota intorno.

Fabio Pagliara è un uomo che si occupa di sport da quando apre gli occhi la mattina a quando li richiude, perché lo sport è lavoro, passione, socialità, tempo libero, amicizia e felicità. 

Per il resto sono una persona che ama le cose semplici e gli affetti familiari, senza troppi fronzoli o grilli per la testa. E l’esperienza del Covid mi ha insegnato come trovare tempo per se stessi e da dedicare alle persone care sia la cosa più importante che ci resti.

Come nel mio caso specifico, perché la figura di Fabio Pagliara è stata fonte di attrazione per tanti giovani?

Io non so se per qualcuno costituisca un esempio, la cosa mi fa quasi vergognare.

Ho sempre e solo fatto il mio lavoro, occupandomi di sport, con lealtà e con il piacere di innovare, in ogni contesto nel quale mi sia trovato ad operare.

A volte con risultati ottimi, altre con resistenze incredibili che non mi hanno consentito di esprimermi al massimo; ma in ogni caso non mi sono mai accontentato e forse è questo che può rappresentare una cosa che attrae, soprattutto in un contesto come quello del meridione d’Italia, dove c’è poco lavoro e molti giovani vivono ancora l’illusione del posto fisso o si “accontentano” del sussidio di disoccupazione.

Mi piace guardare oltre e lasciarmi alle spalle il vecchio, imparando anche dagli inevitabili errori. Spero sia questo ad attrarre di quello che faccio.

In Italia a livello educativo, reputa lo sport valorizzato come dovrebbe esserlo?

No, purtroppo esiste un divario enorme fra l’Italia e le altre Nazioni d’Europa e del mondo nel rapporto fra sport e sistema educativo.

Lo sport andrebbe insegnato a scuola, per la sua importanza nel processo formativo dei bambini e per fissare nei futuri adulti l’importanza dell’attività fisica per la propria salute fisica e mentale.

Un sistema basato sullo sport è un sistema migliore: invece da anni si sacrificano le ore di educazione fisica e si chiudono le palestre scolastiche, relegando lo sport ad attività secondaria e quasi a un fastidio del quale si potrebbe fare a meno.

E’ un errore clamoroso, che paghiamo già e che pagheremo ancora in futuro, quando ci troveremo sempre più costretti a combattere con l’obesità infantile e con le malattie da sedentarietà negli adulti, spesso frutto di un rapporto errato con l’attività fisica che comincia dai banchi di scuola.

Attendo ancora un governo illuminato che parta da qui e capisca quanto sarebbe rivoluzionario riportare lo sport, quantitativamente e quantitativamente, in classe, con le sue dinamiche virtuose. 

Vorrei riproporre una domanda già fatta, alla quale abbiamo avuto risposta dal punto di vista giornalistico, mi piacerebbe avere il suo pensiero al riguardo, parliamo sempre delle aspettative che il Catania ha da Tacopina, ma lo stesso cosa può aspettarsi dal Catania e dai Catanesi?

Joe Tacopina sa bene cosa aspettarsi, nel bene e nel male, dai Catanesi.

Sa che troverebbe una capacità di amare la propria squadra del cuore che solo alcune piazze possono garantire. Sa anche che esiste un potenziale, sociale ed economico, che giustificherebbe un investimento importante sulla Città, prima ancora che sulla squadra di calcio e che Catania, con tutto il rispetto per la Città lagunare, non è Venezia. Il potenziale bacino di sostenitori andrebbe ben oltre la cintura del capoluogo.

Tutto questo credo abbia già convinto Tacopina, a netto delle questioni economiche e della necessità di fare le cose per bene, ad investire su Catania e sui Catanesi.

Certo, questa nostra passione smisurata ci porta ogni tanto a perdere il senso della misura, ma se troviamo un interlocutore serio, desideroso di cambiare alcuni meccanismi vecchi nel modo di fare calcio, soprattutto al sud, questa può essere una occasione storica.

Tacopina è un uomo d’affari che si è innamorato, ne sono certo, prima della Città e poi del progetto, perché gli uomini d’affari fiutano l’aria e capiscono dove gli investimenti possano funzionare e quanto conti nel calcio il fattore umano, che da noi si sostanzia nell’amore incondizionato per il Catania e i suoi colori.

E chi pensa che in un momento come questo attribuire importanza al calcio sia assurdo, dimentica forse cosa ruoti intorno a ventidue ragazzi che prendono a calci un pallone, soprattutto ai massimi livelli. Lo scopo è quello: tornare in alto, riportare Catania dove merita e dove gli investimenti possano fruttare.

E Tacopina questo lo sa bene.

Ci faccia sognare, ha in mente qualche progetto in caso di presa in considerazione di Tacopina nei suoi riguardi?

A questa domanda non posso rispondere, perché con Tacopina ci sono state solo telefonate cordiali e grande rispetto reciproco.

E poi ci sono ancora gli amici della SIGI  a “tirare la carretta”, con uno sforzo sovrumano, alla luce degli ingenti debiti e delle macerie lasciate dalla precedente gestione sportiva e societaria.

Fabio Pagliara si occupa di altro, al momento, pur restando a disposizione della propria Città se ci dovessero essere le condizioni, in qualsiasi ambito sportivo, per dare una mano.

Che interpretazione consiglierebbe ad un giovane nei riguardi del tema sport?

A un giovane consiglierei di non smettere mai di sognare di vivere in un contesto nel quale lo sport abbia l’importanza che merita, anche nel contesto urbano.

Gli auguro di vivere e lavorare in una SportCity, dove si possa raggiungere il posto di lavoro camminando, correndo o in bici, senza che questo susciti ilarità anziché ammirazione; gli auguro di avere la fortuna che ho avuto io di poter lavorare divertendomi e facendo quello che mi piace.

E’ impagabile e migliora la qualità della vita.

Prima di chiudere l’intervista, dott Pagliara, ha portato fortuna al catania che ha vinto contro l’avellino per 3-1

Esatto! Abbiamo portato fortuna al nostra Catania😛

Lui è Fabio Pagliara, una figura che insieme all’attuale dirigenza è stato emblema e promotore dell’idea che ha dato vita all’ide di salvataggio della nostra matricola.

Mi ricollego alla risposta dove quasi quasi, una figura carismatica, prova attimi di imbarazzo ad essere considerato esempio di attrazione per tanti giovani. Bene non deve vergognarsene, perché lo sport ha bisogno di persone che lo cullino e che lo trattino come un bimbo da accudire.


Noi ringraziamo, la figura del Dottor Pagliara, spero che tanti nostri lettori, possano ritrovarsi nelle sue parole, perchè abbiamo bisogno nuovamente di riassaporare l’odore di una sana competizione, e l’amore per una partita lontana da tribunali, notai e avvocati.

Un caloroso abbraccio da tutti gli Immatricolati, con l’augurio che un giorno le strade sue e quelle del Calcio Catania possano incrociarsi nuovamente.

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