Edoardo Sergi giornalista sportivo

Abbiamo sempre ribadito che la pagina degli “Immatricolati” non fosse mai nata come testata giornalista, ma come forum, che abbia a cuore ogni singolo pensiero del tifoso Catanese.

In un periodo storico delicato come quello che sta vivendo il Calcio Catania, un ruolo fondamentale lo sta giocando la figura del giornalista catanese, che riesce a soddisfare buona parte dei propri ascoltatori, ma contemporaneamente spesso crea un malcontento generale all’ambiente.

Non essendo un aspetto mai attenzionato, abbiamo deciso di rivolgerci alla figura di un giovane giornalista catanese, Edoardo Sergi, un giovane con tanti obbiettivi e aspirazioni, per comprendere il ruolo che sta giocando il giornalista in questo momento.

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EDOARDO SERGI

Quando si parla di giornalista qual’è il significato che attribuisci a tale parola? Lo consideri un lavoro o una passione?

Il giornalista è un privilegiato ma ha un’enorme responsabilità. È un privilegiato perché è curioso e lui in prima persona può analizzare, descrivere e raccontare un fatto. Deve essere responsabile perché dare una notizia, in qualunque ambito, è sempre difficile.

Prendiamo ad esempio questo periodo in cui tutti abbiamo visto telegiornali, letto articoli ecc. Il giornalista deve essere bravo anche a veicolare certe informazioni, a non creare panico.

Sarebbe stupendo se fosse un lavoro, purtroppo con la recente crisi economica l’editoria è stato uno dei settori più colpiti. Difficile quindi farlo solo per lavoro.

Torniamo al discorso precedente ormai c’è un uso sproporzionato del clickbait, perché è l’unico modo per guadagnare qualcosa in termini economici, ma quanta credibilità perde il Giornalista?

Qual’è il reale significato di notizia? E qual’è il piacere più grande di essere tra i primi a sapere di una notizia non ancora pubblicamente conosciuta?

Come detto precedentemente tutto è mosso dalla curiosità. Io morirei felice se guardassi ogni singolo metro quadrato del pianeta terra. Perché sono curioso e lo sono anche quando cerco una notizia, scopro retroscena e parlo con i protagonisti dei fatti accaduti.

Per dare uno scoop, c’è sempre un lavoro gigantesco dietro. Un po’ come quando si fa un arringa, non è tanto il momento in se ma tutto l’impegno che c’è dietro.

Non si può ascoltare solo una fonte e vedere che dice. Quindi si passano le giornate a telefonare e mandare whatsapp. Il piacere è quel brivido che alimenta la spirale evolutiva, sia quando si cerca la notizia, sia prima di darla e la sai solo tu. Qualcosa simile all’adrenalina.

Tu sei tifoso del Catania, è difficile conciliare il lavoro di giornalista legato ad esso, o il tuo essere tifoso influenza anche minimamente il tuo lavoro?

So che molti la penseranno diversamente ma sarebbe giusto che il giornalista fosse imparziale. Non mi piace identificarmi come un giornalista che tifa Catania anche se effettivamente è così.

Associo a volte alcuni colleghi a tifosi del Catania che fanno questo per essere più vicino alla squadra. Io sono un giornalista prima di essere tifoso dei rossazzurri.

Chiaro che quando vedo il Catania l’emozione è sempre tanta e se devo esultare come un pazzo lo faccio tranquillamente.

Il momento più bello da giornalista che ti sei trovato a commentare relativamente al Calcio Catania?

Faccio il giornalista dall’altro ieri, il Catania ha avuto più disgrazie che grazie ultimamente. Quindi la risposta è facile: il 23 luglio.

Consideri Tacopina un’opportunità per il Catania, o considereresti anche il Catania come opportunità per Tacopina?

Entrambi, Catania (non il Catania) è sicuramente un investimento redditizio, operando con una giusta strategia. Per Tacopina è una duplice opportunità: fare soldi, indubbiamente, e diventare finalmente un personaggio importante nel mondo del calcio.

La sua ambizione è fare il presidente di una squadra di A. Lui vuole prendere il Catania e rilanciarlo fino a portarlo nella massima serie.

A Venezia potevi puntare sulla città e sul turismo, qui anche ma in dimensioni più ridotte, in più però hai il tifo. È un progetto ambizioso ma con le persone giuste è fattibile. Bisognerà vedere chi saranno queste persone prima di fare una valutazione.

Un commento sui pro e contro dei giornalisti Catanesi legati ai commenti della vicenda closing?

Fra i pro metto l’enorme bravura della classe giornalistica catanese. I contro sono un’eccessiva ipercompetizione che non porta mai a nulla di buono. Devo dire che alcuni soci della Sigi hanno contribuito anche a non creare un ambiente del tutto sereno.

Qual’è la reale arma letale di un lavoro come il giornalista , in silenzio verso l’obbiettivo finale ovvero verso le notizia fondata, o cercando l’attrazione di un lettore giornalmente anche con notizie che aumentano la suspense, o finte illusioni che magari sembrano che la notizia sia dietro l’angolo anche quando non lo è?

Questa è una bellissima domanda. Io dico che la cosa migliore è dare notizie fondate sempre. Quindi prediligendo il silenzio quando non si ha che dire.

La gente si ricorda ma al primo errore è finita. Einstein un giorno scrisse alla lavagna la tabellina del 9 e sbaglio di proposito solo la prima operazione facendo tutte le altre giuste. E disse:

“Ho scritto la prima operazione sbagliata di proposito perché volevo che imparaste una lezione molto importante. Era solo per spiegarvi come il mondo là fuori vi tratterà. Vedete che ho scritto 9 operazioni giuste, ma nessuno mi ha detto che sono stato bravo; avete tutti riso e mi avete criticato per l’unica operazione sbagliata.

Quindi questa è la lezione di oggi: il mondo non apprezzerà le numerose cose giuste che farete, ma sarà pronto a criticarvi per l’unica cosa sbagliata”.

Penso che questo esempio sia indicativo anche per capire quanto sia difficile questo mestiere. Poi è chiaro che se hai una trasmissione dove vai in onda quasi h24 devi creare del sensazionalismo, anche se non amo questa pratica.

L’apice della tua avventura professionale ad oggi?

Già sapere che c’è qualcuno che mi ascolta è un piccolo traguardo. La strada è lunghissima chi si ferma ad un apice è perduto. Uno deve sempre trovare nuovi stimoli e darsi degli obiettivi, faccio così nella vita in generale.

Perchè un giovane deve scegliere di seguire la strada del giornalismo?

Perché probabilmente è uno dei mestieri che ti mette più alla prova di tutti. Impari tanto, tantissimo devo dire che mi ritengo fortunato a volte. Poi si deve avere la passione. Io a 8 anni mi vedevo il telegiornale e scrivevo su un foglio la prima pagina de “La Sicilia”.

Non credo nei sogni, credo nella perseveranza. Posso dire di avere il sogno di diventare un calciatore ma se non so fare 3 palleggi è obiettivamente irrealizzabile. Un giovane deve seguire questa strada se è quello che vuole veramente.

Uno deve sempre fare quello che vuole veramente, senza vincoli, senza se e senza ma. Spero che tanti giovani come me possano intraprendere questa strada e farlo per LAVORO, non per hobby o volontariato. La cosa più bella è che ci sono tantissimi giovani e bravi giornalisti qui a Catania e in Sicilia. Mi auspico quanto prima che ci sia un cambio generazionale.

Sogno più grande da giornalista? E da tifoso rossazzurro?

Poter commentare il Catania in serie A in una grande testata giornalistica.

Ringraziamo Edoardo Sergi per questa chiacchierata, rispondendo con sincerità e dimostrando grande maturità nonostante la giovane età. Grazie di cuore da tutti gli immatricolati.


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